DICONO DI LUI > LA FILOSOFIA

Hanno scritto di lui:
"L'emozionante passione per il blues lo porta ad individuare i suoi interpreti improvvisando (come andamento fondamentale per la costituzione del jazz).
Li insegue: i pi¨ giovani direttamente nei concerti, i musicisti scomparsi in foto d'archivio.
Un complesso orchestrale straordinario con toni realistici, commoventi, ora sarcastici, ironici, protestatari.
Un insieme sonoro sincopato di volti, corpi, strumenti.
Icone dove protagonisti sono visi noti, ma anche sassofono, tromba, contrabbasso e colori e suoni dal timbro aspro e duro, fuori tessitura, con accenti in crescendo e diminuendo, taglienti, rabbiosi, eppure morbidi, tirati, isolati.
Sul fondo il blues, fonte melodica del jazz, e gli spiritual songs, voci straziate e folgoranti della gente di colore degli stati del Sud, da Billie Holiday ad Aretha Franklin, che oggi canta per Obama.
TOURNEE', bozzetto e dipinto, navigano nelle correnti del tempo di ogni artista, migrante per lavoro.
Percepiamo, insieme ai rumori della stazione nella pensilina coperta, il suono del tamburo, avvolto e riparato, spinto tra rotaie, vagoni, locomotiva.
La sonoritÓ incorporata nel gesto del colore Ŕ assordante in JAZZ, ANCORA JAZZ, mentre l'immagine narra le improvvisazioni degli artisti: nel video in INTERNO CON CANE, in diagonale nell'estensione del clarino sul tavolo con bottiglie e bicchieri.
Eccitanti i doppi ritratti di DAVIS, FALEY,GARRET E STRUMENTI, di CHET BAKER e TROMBA.
I nomi di appropriazione del reale: acustici, cromatici, iconici per Marin appartengono ad una poetica che ha per obiettivo la strutturazione del linguaggio in un approccio percettivo singolare.
La SILENTE NATURA, diventa il suono del sassofono, della partitura, del corpo del musicista, delle bande colorate sul divano.
Il SAX TENORE, canta il volto e le dita sullo strumento.
Con segno a olio largo e grosso, tirato a spugna su iuta, emergono dal profondo gli straordinari volti di Fellini e di De Filippo, documenti significativi della ritrattistica psicologica di Marin, giÓ presente nell'esperienza intorno al jazz: dai sensitivi carboncini CLARINO, CONTRABBASSO,ARRANGIAMENTO, agli intensi ritratti (a pais su tavola) di LOUIS ARMSTRONG e SOLISTA.
Il percorso culturale sembra divagare tramato di sottili trasparenze su giochi combinatori sofisticati.
Un lessico di risonanze che giustificano la scelta con riferimenti espliciti o allusivi.
Una cifra figurativa caratterizzata da un impasto delicato con materia sottile e sfumature di gradazione diversa.
Il "far arte" per Marin Ŕ pratica paziente, continua ma anche "illuminazione".
Nell'interioritÓ non visibile nŔ indagabile si realizza l'opera creativa, voce crepitante che considera i sistemi della comunicazione.
E soprattutto vocazione a mettere in gioco l'esperienza personale, la conoscenza, per interrogare il mondo e il destino individuale e collettivo"

Luigina Bortolatto, critico e storico dell'arte , da monografia di Walter Marin "VisibilitÓ nella memoria, nell'inconscio, nelle manifestazioni dell'essere, 2009

"Davanti alle opere di Walter MARIN Ŕ come assistere ad un concerto jazz.
Sono tutti lý davanti a noi: C.Backer, B.Evans,il Clarinetto e il Suono; l'atmosfera Ŕ quella di un locale fumoso e angusto, come quelli classici di New Orlians, dove gli avventori si siedono al bancone del bar, ordinando il solito whisky senza soda.
Respirano profondamente il fumo di una Camel e ascoltano la formazione jazz sul palchetto in fondo alla sala semibuia.
Quelli di Marin sono quadri da vivere intensamente, dove i musicisti e gli strumenti si riconoscono a malapena, si confondono tra loro, in quel figurativo materico che potrebbe sfociare nell'astratto da un momento all'altro.
Sarebbe sufficiente esaminare pezzo per pezzo una sua opera per ricavarne numerosi quadri informali e dove la forma appare all'improvviso dietro una sciabolata di colore o le vibrazioni di pi¨ colori mescolati insieme.
Il segno Ŕ fatto da spesse pennellate, trascinate come vorticosi turbini incrociati, che creano sulla superficie del dipinto volti ed occhi, gambe e busti, braccia e strumenti.
Il suono arriva dalle vibrazioni dei blu, dei gialli, dei violetti e il concerto si ripete in ogni angolo del quadro.
Queste opere non sono riposanti da guardare e invitano l'osservatore ad una pi¨ attenta indagine ad entrare in un mondo fatto di movimenti rapidi e contorti, un mondo spesso e sensuale come burro.
Il concerto jazz di Walter Marin sembra non finire mai; la sovrapposizione di spessi strati di colore, poi graffiato e forse, in parte rimosso, crea il soggetto attraverso la manipolazione della materia pittorica e della superficie.
Le note della tromba di Chet Backer si trasformano come per incanto nelle setole del pennello che applicano il colore come in un atto liberatorio, quasi sensuale, che esprimono pura energia e ci mostano attraverso gli strappi del colore, soggetti illustri e spesso inquietanti.
I dipinti di Marin sembrano muoversi al ritmo di un blues o di un rock'n'roll, in un'atmosfera fortemente vissuta, dove la lotta tra la materia e l'antimateria presenta epiloghi diversi: sono come due cavalieri senza volto e senza identitÓ che si fronteggiano in una perenne disfida, mai domi, ma sempre invincibili.
Walter Marin lavora con l'energia della sua giovane esperienza e deve amare la musica quanto la pittura che per lui sono diventati elementi inscindibili, perchŔ uno prende la forza dall'altro, perchŔ per una volta varie arti, come la musica, la pittura e la poesia si fondono assieme in una rappresentazione veramente unica.

"Eraldo Di Vita, storico e critico dell'arte, da Top 20 , Catalogo arte comtemporanea, 2010"

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