DICONO DI LUI > LA FILOSOFIA

LUIGI MARSIGLIA

"Un pittore che ha intrapreso un percorso irto di difficoltà, un percorso complesso e mutevole coraggioso, che riesce a porsi in discussione criticamente e a coinvolgersi - coinvolgendo l'astante dinanzi al quadro esposto - nella ricerca della propria identità artistica, approdando in diverse opere pregevoli a un risultato non effimero, a una sponda di trasbordo verso - pensiamo - un informale di maniera si' ma anche - e soprattutto - di essenza e di recupero visivo delle immagini vissute. Cattedrali levantine e vaghi panorami di brughiera e fluviali che, quando no aggalla l'aspetto lezioso, puramente e blandamente lineare, si innalzano a simboli della nostalgia per il volto umano o a forme d'innamoramento per la materia. Perchè Palasgo é autore materico che mostra la sorprendente capacità di penetrare il soggetto/oggetto dipinto - spesso paesagi come spiegavamo prima - dove prevale e s'impone l'assenza della presenza umana. Una materia isolata di trafitture e grafismi, una frammentazione viscerale e verticale, segmentata, quasi il pittore temesse di non essere compreso se non attrraverso la ripetizione dei gesti, texture compressa e trasbordatane, tramatura che - a parte la sopravvivenza di una radice ancora figurativa da superare - appare meticolosa e circolare nel suo generoso generare atmosfere geometriche che ruotano all'interno del quadro, il paesaggio così dipinto, anima venata di fiume e corpo immaginario di terra. Crediamo che il procedimento graduale avviato da Palasgo, in cui al figurativo sentimentale degli inizi subentra una centralità astratta decisa e d'impatto per dirigersi finalmente - tramite sentieri paralleli ed emozioni trasversali - nei pressi di un informale interpretativo della realtà, rappresenti un dialogo con se stesso non di rinnegamento ma di crescita artistica e umana. L'onestà intellettuale dell'autore la notiamo nella volontà con cui produce il proprio lavoro, una capacità indefessa che si dischiude alla discussione intorno al proprio io; questi costanti ritorni di una traccia prefigurativa, quella nostalgica caotica che distingue l'abbandono della forma per aggrapparsi alla suggestione spirituale della macchia, al colore che penetra come impronta primaria, nucleo raggrumato e cuore dissecato del dipinto. Le verità celate nelle opere di Palasgo le scorgiamo campeggiare al centro del quadro; in questa matassa graffiata, graffito profondo che segna il tentativo di superare se stesso e giungere non a una cifra stilistica (l'autore presenta una moltitudine di cifre e non manca certo di cio' che comunemente identifichiamo per stile, anzi) bensi' alla propria verità d'artista. Semplice e sommessa come pagina ripulita da leggere, valore unico e categoria irripetibile della nostra condizione dolorosamente umana."


PAOLO LEVI

"Sovente l'artista, libero da schemi, si permette il lusso di ignorare la coerenza linguistica in nome del messaggio o, meglio, dei contenuti. Pare questa l'esigenza espressiva di Diego Palasgo, pittore informale portato non a sottrarre al nostro sguardo il riconoscibile, ma a rivelarlo là dov'è poeticamente lecito. Il suo linguaggio informale presenta, in ogni sperimentazione, interruzioni che chiaramente aprono al figurativo. Nella comosizione Facciata, appunto, il pittore ha lavorato di segno, di colore, lasciando spazio per l'allusione meditata di un muro con mattoni che narra di rovina, di stato di abbandono. Uguale senso poetico, ma anche utopico, nel dipinto ricco di spessori matrici intitolato "Tentativi di Restauro". Diego Palasgo in più lavori rivisita Venezia, pare alludere a volte ai portici di piazza San Marco, ai graffiti di mani anonime lungo le calli della città lagunare. Una delle doti di questo pittore la ricerca della luce che rivela presenze segniche molto belle, struggenti, esaltate da un colore spesso , caldo e gessoso. "

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